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Le cause del cancro

Perché in un organismo si sviluppa un tumore? I geni possono subire alterazioni, dette mutazioni. Alcune di queste mutazioni sono genetiche, mentre altre sono provocate da fattori esterni, indotti dai nostri comportamenti o dall’ambiente in cui viviamo.

  •  I MECCANISMI DI BASE
  • IL RUOLO DEI GENI
  • GLI ALLEATI DEL CANCRO
  • I FATTORI DI RISCHIO
  • CONCLUSIONI

I MECCANISMI DI BASE

Tutti i tumori hanno origine da una cellula. Nei tessuti normali le cellule si riproducono dividendosi, in modo da sopperire alle varie necessità dell’organismo, come far fronte a un maggiore fabbisogno in termini di quantità di cellule nell’organismo o di “qualità di cellule” per differenziamento tissutale, oppure per rimpiazzare le cellule morte o quelle che, danneggiate, vanno incontro a un processo di morte programmata che si chiama apoptosi.
Nei tumori questo delicato equilibrio, governato dai messaggi chimici inviati da una cellula all’altra e dai geni che si trovano nel loro DNA, è compromesso. La cellula continua a riprodursi senza freni e anche i processi di morte programmata vengono meno.

All’origine di tutti questi fenomeni ci sono alterazioni geniche, dette mutazioni, che, sommandosi l’una all’altra, fanno saltare i meccanismi di controllo. Non basta, infatti, che sia difettoso un solo meccanismo, ma occorre che gli errori si accumulino su diversi fronti perché il tumore possa cominciare a svilupparsi.

Alcuni di queste mutazioni sono ereditarie, mentre altre sono provocate da fattori esterni.

IL RUOLO DEI GENI

Ci sono quattro tipi di geni che, se alterati, possono essere alla base del cancro:

  • oncogeni

Sono i geni che in condizioni normali si attivano per spingere la cellula a replicarsi quando occorre, per esempio per riparare il tessuto di cui fa parte. Sono come un acceleratore, che nei tumori è bloccato “a tavoletta” e segnala quindi alla cellula di continuare a moltiplicarsi senza controllo.

  • geni oncosoppressori

Proseguendo con la metafora precedente, sono i geni che fanno da freno: bloccano cioè la normale replicazione delle cellule quando questa ha raggiunto il suo scopo. In molte forme di tumore questi meccanismi di controllo vengono meno: uno dei più importanti è quello che codifica per la proteina p53 e che risulta difettoso in molte forme di cancro.

  • geni coinvolti nel cosiddetto “suicidio cellulare” (o apoptosi)

Sono una sorta di meccanismo di autodistruzione che si innesca quando la cellula è danneggiata, per evitare danni maggiori all’organismo. Se vengono meno, la cellula alterata può continuare a riprodursi, ma in maniera anomala.

  • geni implicati nei meccanismi di riparazione del DNA

 La cellula è fornita di diversi sistemi di controllo e riparazione del DNA, capaci di individuare e correggere le mutazioni che avvengono continuamente, anche nei processi fisiologici nel corso della vita delle cellule. Quando questi stessi meccanismi protettivi sono compromessi, le mutazioni si possono accumulare e la cellula può diventare tumorale.

GLI ALLEATI DEL CANCRO

Per svilupparsi in questo modo però il tumore ha bisogno di ossigeno e sostanze nutritive. Per questo produce sostanze capaci di stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) che vadano a irrorare il nuovo tessuto in crescita.

Oltre alla complicità dei vasi sanguigni, il tumore in crescita riesce a ottenere l’aiuto di altre componenti del cosiddetto microambiente del tumore, cioè del contesto in cui si sviluppa. Una condizione di infiammazione cronica, per esempio, induce la produzione di sostanze che lo favoriscono e ormoni come l’insulina, prodotta oltre il dovuto in seguito a eccessi alimentari, ne stimolano la crescita. Entrambe queste circostanze sono favorite dagli stili di vita.
L’infiammazione, in particolare, è ormai considerata dagli esperti il più importante filo conduttore che unisce tra di loro gli stili di vita nocivi (alimentazione scorretta, sedentarietà, fumo) e le più importanti malattie croniche tipiche della nostra epoca: non solo il cancro, ma anche il diabete, le malattie del cuore e dei vasi e probabilmente anche alcune forme di demenza come l’Alzheimer, tutte favorite dalle stesse cattive abitudini.

Un ruolo fondamentale è poi svolto dal sistema immunitario, che in questi casi viene meno al suo dovere di proteggere l’organismo: anche un calo delle difese immunitarie può facilitare talvolta la comparsa della malattia.

I FATTORI DI RISCHIO

Non esiste comunque quasi mai, tranne in alcune rare forme ereditarie, un’unica causa che possa spiegare l’insorgenza di un tumore. Al suo sviluppo concorrono diversi fattori, alcuni dei quali non sono modificabili, come i geni ereditati dai propri genitori o l’età, mentre su altri abbiamo la possibilità di intervenire per ridurre il rischio di andare incontro alla malattia.

Età
L’invecchiamento è il più importante fattore di rischio per il cancro: la maggior parte dei tumori infatti si sviluppa dopo i 55 anni di età. È anche per l’aumento dell’età media della popolazione quindi che nell’ultimo secolo il numero di persone che hanno sviluppato la malattia è andato aumentando. Ad ogni modo, diverse forme di cancro si possono presentare, con frequenza variabile, a qualunque età.

Fattori ereditari

Nella maggior parte dei casi, quando si tratta di tumori, non si parla di “ereditarietà” ma di “familiarità”: ciò significa che con i geni non si trasmette la malattia, ma solo una maggiore predisposizione a svilupparla. Se quindi ci sono stati diversi casi di cancro in famiglia, non significa che tutti i membri prima o poi si ammaleranno, ma solo che occorre prestare maggiore attenzione a seguire stili di vita sani e sottoporsi con regolarità ai controlli suggeriti dal proprio medico.
È possibile infatti ereditare un gene mutato che rende la cellula più suscettibile alla malattia; ma perché il tumore possa cominciare a svilupparsi e crescere è necessario che si sommino altri errori.
Per questo non è opportuno sottoporsi senza una particolare indicazione medica ai test genetici che possano rivelare una maggiore probabilità statistica di andare incontro al cancro.

Questi esami infatti non escludono, se negativi, la possibilità di ammalarsi: chi riceve un verdetto rassicurante può tuttavia essere invogliato a prestare meno attenzione a una vita sana o ai controlli prescritti. Viceversa, sapere di avere una maggiore probabilità di ammalarsi può produrre ansie inutili, che non necessariamente si traducono in un beneficio per la salute.
Esistono tuttavia casi particolari da discutere con il proprio medico: se per esempio nella stessa famiglia si sono registrati diversi casi di tumore all’ovaio o al seno, soprattutto in età giovanile, si può valutare l’opportunità di sottoporsi al test per verificare la presenza di mutazioni del gene BRCA, che predispongono a queste forme e, negli uomini, al tumore della prostata. Un risultato positivo al test può suggerire, in accordo con il medico, di anticipare l’età a cui cominciare i controlli di screening per il tumore del seno, ed effettuare i percorsi terapeutici più appropriati al caso.

Allo stesso modo, devono sottoporsi a controlli più frequenti i portatori di poliposi adenomatosi familiare, che più facilmente vanno incontro a tumori dell’intestino.

Stili di vita

Così come la familiarità, anche le abitudini della vita quotidiana non causano direttamente il cancro, ma aumentano le probabilità di svilupparlo: per questo sono detti fattori di rischio.
Gli stili di vita che più influiscono sul rischio di sviluppare un tumore sono:

  • fumo

Il più importante, e ormai riconosciuto fattore di rischio è senza ombra di dubbio, ilfumo di tabacco, cui si possono attribuire, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, un terzo delle morti per cancro e il 15 per cento circa di tutti i decessi che avvengono per qualunque altra causa nel nostro Paese. In particolare, il fumo è responsabile di circa il 90 per cento dei casi di tumore al polmone. Questa forma tumorale per sua natura, sarebbe invece molto rara, secondo una recente monografia pubblicata dall’International Agency for Research on Cancer (IARC), l’agenzia dell’Oms deputata alla ricerca sul cancro e sui fattori che lo determinano e all’elaborazione di strategie per prevenirlo. La stessa agenzia, dopo aver passato in rassegna gli studi più rilevanti sul tema, ha calcolato che anche il 60-70 per cento dei tumori della laringe, della cavità orale, dell’esofago, della vescica, dei reni sono attribuibili alla sigaretta.

È determinante non solo quante sigarette si fumano, ma anche per quanto tempo si protrae l’abitudine. Diversi studi dimostrano, infatti, che aumenta anche il rischio per il cancro al pancreas e al colon retto. I fumatori possono inoltre presentare un rischio più elevato di leucemia mieloide acuta.

Il fumo contribuisce allo sviluppo del cancro causando mutazioni nei geni che hanno il compito di sopprimere la crescita delle cellule tumorali e favorendo lo sviluppo del tumore, una volta che queste si sono verificate. Inoltre il fumo tende a deprimere le risposte del sistema immunitario.

Si tratta di danni che è possibile evitare rinunciando completamente alla sigaretta. Una sfida difficile, ma non impossibile. Per chi ha già cominciato a fumare, smettere offre benefici fin da subito che con il passare degli anni diventano sempre più importanti. Entro 10 anni, per esempio, le cellule precancerose vengono rimpiazzate e la probabilità di ammalarsi di cancro al polmone ritornano simili a quelle di una persona che non ha mai fumato. Non solo: anche il rischio di tumori alla bocca, alla laringe, all’esofago, alla vescica, ai reni e al pancreas diminuisce.
È possibile smettere di fumare da soli, ma se non ci si riesce, il supporto del proprio medico o quello di ambulatori specializzati può essere utilissimo.

Anche coloro che hanno già avuto un tumore, smettendo di fumare, aumentano le possibilità di successo delle cure e riducono le probabilità che la malattia si ripresenti.

  • sole e raggi ultravioletti

I raggi del sole hanno un effetto benefico sull’organismo, che ne ha bisogno tra l’altro per produrre la vitamina D, una sostanza ad azione ormonale indispensabile non solo per la salute delle ossa, ma per il benessere di tutto l’organismo.

L’esposizione eccessiva, d’estate, nelle ore centrali della giornata, in relazione alle proprie caratteristiche personali, tuttavia danneggia la pelle e la espone al rischio di diversi tumori della pelle.
Per la stessa ragione gli esperti mettono in guardia anche dall’uso di lampade e lettini solari.

  • alcol

Anche le bevande alcoliche, se consumate in eccesso, sono delle vere e proprie sostanze cancerogene, come ha dimostrato un gruppo di ricercatori internazionali che, per conto dello IARC, ha analizzato gli effetti dell’alcol su 27 parti del corpo. È lungo l’elenco dei tumori il cui rischio può aumentare se si eccede con il consumo di alcolici:tumore alla bocca, tumore all’esofago, tumore a laringe e faringe, tumore al fegato, tumore al colon, tumore al seno.

In Europa è stato stimato che un tumore su 10 negli uomini, e più di uno su 30 nelle donne, sono da attribuire proprio al consumo di alcol. Il dato emerge dal confronto tra i dati di un ampio studio, l’European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC), al cui finanziamento ha partecipato anche AIRC, e quelli provenienti dai Registri tumori di otto diversi Paesi europei (Francia, Italia, Spagna, Regno Unito, Olanda, Grecia, Germania, Danimarca).

Benché lo studio punti il dito soprattutto sull’abuso di alcol, non assolve del tutto nemmeno il consumo moderato: nei maschi, quasi la metà dei tumori dovuti all’alcol si verifica infatti in bevitori moderati, mentre nelle donne la percentuale scende al 20 per cento.

L’alcol svolge la sua azione cancerogena in diversi modi: può danneggiare alcuni tessuti o organi (come quelli della bocca o il fegato) e se, durante il tentativo di riparazione, si verificano “errori”, alcune cellule possono diventare cancerose. L’alcol, inoltre, nel processo di smaltimento, può essere trasformato in sostanze di potenziale effetto cancerogeno.

Ancora, può interagire con altri composti dannosi come il fumo, potenziandone i loro effetti nocivi o ridurre la capacità protettiva di alcuni nutrienti.

Infine l’alcol può indurre un aumento nella produzione di ormoni come gli estrogeni, anch’essi responsabili di un aumento del rischio di ammalarsi di alcune forme di cancro.

Nessuna bevanda alcolica è sicura. Il fattore determinante, infatti, non è il tipo di bevanda, ma l’alcol in essa contenuto: per questa ragione è preferibile evitare i superalcolici.

  • alimentazione

Oltre a quel che si versa nel bicchiere, anche come si riempie il piatto può aumentare o ridurre il rischio di tumore. Bisogna tuttavia guardarsi dai risultati di un singolo studio che di volta in volta puntano il dito sull’uno o l’altro cibo, indicandolo come fattore di rischio o di protezione nei confronti di una particolare forma della malattia. Soprattutto, non bisognerebbe mai cambiare le proprie abitudini in base al titolo di un giornale. Le ricerche in questo campo infatti si basano per lo più sul confronto tra la frequenza di alcuni tumori in una popolazione e le sue tradizioni alimentari, o tutt’al più calcolano quanto più spesso compare la malattia in un ampio gruppo di persone, in relazione alle risposte fornite a questionari su che cosa hanno mangiato nell’ultimo periodo.

È evidente che questo tipo di ricerche va preso con cautela. Detto questo, è accertato che alcune cattive abitudini alimentari possono favorire la comparsa della malattia in due modi:

– apportando sostanze potenzialmente cancerogene, come quelle prodotte dalla carne abbrustolita sulla griglia o conservata sotto sale;

– privando l’organismo di fattori protettivi come le fibre contenute nella frutta e nella verdura, o la miscela di vitamine e sali minerali di cui i prodotti della terra sono ricchi e che nessun integratore ha finora saputo riprodurre con eguale efficacia.

In generale si può dire che una dieta ricca di proteine, grassi animali e sale e povera di fibre, verdura e frutta, è quella che più espone al rischio di ammalarsi di cancro.

Inoltre va sottolineato che la qualità dei cibi non è tutto. Anche la quantità ha la sua importanza, soprattutto perché favorisce l’obesità.

Diversi studi hanno dimostrato che il sovrappeso e l’obesità sono strettamente connessi al cancro al colon, al seno, all’endometrio e alla cistifellea. Per esempio, i dati del Nurses’ Health Study, un ampio studio americano che dal 1976 fino alla fine degli anni Ottanta ha osservato quasi 250.000 donne, hanno dimostrato che un incremento di più di 10 chili rispetto al peso che si aveva a 18 anni raddoppia il rischio di ammalarsi di cancro al seno in post menopausa. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che il grasso periferico è la fonte primaria di estrogeni, un fattore di rischio riconosciuto per questa forma di tumore.

La più recente analisi di un gruppo di ricercatori olandesi pubblicata sull’European Journal of Cancer ha stimato che se in Europa scomparissero obesità e sovrappeso, la frequenza di nuovi casi di cancro al colon scenderebbe del 20 per cento l’anno.

Per una corretta alimentazione consigliamo di seguire le linee guida dell’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) che potete visualizzare cliccando nel link seguenteClicca qui per scaricare in formato pdf le linee guida

  • sedentarietà

All’obesità, oltre agli eccessi alimentari, anche la sedentarietà, contribuisce a favorire lo sviluppo di alcuni tumori anche nelle persone normopeso.

Uno studio condotto in Gran Bretagna nel 2011 ha per esempio calcolato che dal 3 al 4 per cento dei tumori all’intestino, al seno e all’utero in quel Paese sono da ricondurre a questa cattiva abitudine. Per combatterla è sufficiente un’attività moderata, come andare in bicicletta o camminare di buon passo, per almeno mezz’ora, cinque giorni la settimana.

Molti studi hanno dimostrato che aumentando frequenza, intensità o durata della propria attività fisica si può ridurre il rischio di tumore del colon di circa un terzo rispetto a chi non lo fa, indipendentemente dal proprio indice di massa corporea, ma in misura tanto maggiore quanto maggiore è l’intensità dello sforzo. Questo comunque va correlato all’età e alle proprie condizioni personali, concordando col proprio medico un graduale programma di attività fisica.

Il semplice fatto di muoversi di più riduce anche le probabilità di ammalarsi di tumore al seno e all’endometrio, mentre per altri tumori l’effetto dell’attività fisica appare meno evidente.

Alimentazione e attività fisica agiscono sul rischio di sviluppare un tumore a vari livelli. Per esempio, per quanto riguarda il colon, sia l’apporto di fibre con i cibi, sia l’attività fisica favoriscono la motilità intestinale, evitando che sostanze potenzialmente dannose rimangano a lungo a contatto con la parete dell’intestino. Ma entrambi questi fattori possono influire anche sul grado di infiammazione dell’intestino stesso, così come a livello di altri organi e tessuti.

Allo sviluppo del cancro può contribuire anche l’azione di ormoni come l’insulina, prodotta in quantità superiore alla norma proprio in risposta ad eccessi alimentari.

 

Fattori ambientali
Ci sono diversi elementi che possono favorire la comparsa della malattia anche nell’ambiente che ci circonda. Alcuni sono presenti in natura, come certi minerali o agenti infettivi, altri sono prodotti chimici cui possono essere maggiormente esposte alcune categorie di lavoratori, senza contare l’effetto delle radiazioni. Ecco i più importanti:

  • agenti chimici

Gli studi epidemiologici, che hanno messo in luce una maggiore frequenza di certe forme tumorali in alcune categorie di lavoratori, hanno permesso di scoprire una lunga serie di sostanze chimiche cancerogene. Di alcune di queste è stato proibito l’uso, per altre sono state stabilite severe normative per proteggere chiunque debba venirne a contatto. La legislazione italiana è particolarmente severa al riguardo, per cui per stare tranquilli, basta seguire con scrupolo le raccomandazioni previste dalla normativa per la sicurezza sul lavoro.

Il benzene, per esempio, contenuto in alcuni solventi e materiali per il lavaggio a secco, ma anche nel fumo di sigaretta, aumenta il rischio di leucemia. Le diossinesono sostanze che si producono nel corso di diversi processi produttivi e tendono ad accumularsi nell’ambiente e negli alimenti; altre sostanze pericolose sono contenute in alcuni pesticidi usati in agricoltura e il cloruro di vinile, con cui vengono in contatto soprattutto gli addetti all’industria della plastica.

Gli idrocarburi aromatici policiclici, oltre che nel fumo di sigaretta e nei cibi cotti alla griglia, si trovano nei gas di scarico delle auto e nel fumo prodotto dalla combustione del legno nel camino o nelle stufe: oltre che tumori del polmone favoriscono lo sviluppo di quelli della pelle e dell’apparato urinario. L’inquinamento può quindi essere anche tra le mura domestiche, e non solo a causa del fumo passivo di sigaretta: per evitare l’effetto nocivo di queste sostanze, così come del radon, il gas radioattivo che si diffonde dal suolo, è importante ventilare spesso gli ambienti.

  • sostanze presenti in natura

La scoperta del ruolo dell’amianto nella genesi di alcuni tumori dei polmoni e soprattutto della pleura, la sottile membrana che li riveste (mesoteliomi) ha indotto le autorità a proibirne l’uso, un tempo diffuso soprattutto nell’edilizia. Altre sostanze potenzialmente cancerogene sono alcuni metalli (tra cui arsenico, berillio, cadmio, cromo, piombo e nichel).

  • agenti fisici

Tutti siamo esposti a una piccola dose di radiazioni ionizzanti, provenienti dai raggi cosmici che penetrano l’atmosfera. Queste radiazioni tuttavia rendono conto solo di una piccola quota del rischio di indurre mutazioni irreparabili del DNA e di ammalarsi. Un notevole incremento del rischio si osserva invece nelle persone esposte a dosi elevate, per esempio in seguito a esplosioni nucleari.

L’effetto dell’esposizione a raggi X in ambito medico è importante soprattutto nei bambini; poiché il rischio tende ad accumularsi con la dose, è bene valutare sempre rischi e benefici di ogni procedura diagnostica o terapeutica che richieda il loro uso.

  • agenti infettivi

Il cancro non è una malattia contagiosa, né è provocata direttamente da virus o batteri. Esistono però alcune infezioni che, come gli altri fattori di rischio sopra elencati, aumentano le probabilità di ammalarsi. Per alcune di queste oggi sono disponibili vaccinazioni che possono ridurre la frequenza di alcuni tumori. È il caso per esempio della vaccinazione contro l’epatite B, obbligatoria in Italia per tutti i nuovi nati a partire dal 1989, mentre non è ancora disponibile quello contro il virus dell’epatite C: entrambe queste malattie possono infatti provocare negli anni la formazione di un tumore del fegato.

Recentemente è stato introdotto anche in Italia un altro vaccino, mirato alla prevenzione dell’infezione da Papilloma virus umano (HPV). Questa infezione è molto comune a livello genitale, è asintomatica, e nella maggior parte delle persone infette non produce conseguenze. Alcuni tipi di questo virus tuttavia favoriscono la comparsa del carcinoma del collo dell’utero, dell’ano, dell’orofaringe e della base della lingua.

Altri virus legati allo sviluppo di tumori sono il virus di Epstein Barr, che generalmente causa la mononucleosi, ma in Africa causa il linfoma di Burkitt, l’HIV, che predispone a vari tumori in seguito a immunosoppressione e l’herpesvirus 8, che può favorire lo sviluppo di un sarcoma di Kaposi.

Anche un batterio, infine, chiamato Helycobacter pylori, è stato ricollegato ad alcune forme di tumore dello stomaco: la maggior parte delle persone che lo ospitano, tuttavia, soffrono solo di gastrite o ulcera e comunque lo possono facilmente estirpare con una terapia appositamente prescritta dal loro medico.

Quali sono i fattori di rischio del cancro al seno?

Il tumore della mammella colpisce più di 1 donna su 10 e rappresenta il 25% di tutti i tumori.
Alcuni fattori rischio non sono, purtroppo modificabili tramite la prevenzione primaria. Tra questi elenchiamo:
– Genere: il tumore della mammella colpisce quasi esclusivamente le donne.
– Età: la probabilità di ammalarsi di un tumore al seno aumenta con l’aumentare dell’età della donna, sebbene la maggior parte dei tumori al seno (circa il 60%) colpisca le donne di età inferiore ai 55/60 anni.
– Storia riproduttiva della donna: prolungata esposizione ad estrogeni e progesterone, quale si registra nel menarca precoce o nella menopausa tardiva; nulliparità (nessuna gravidanza) o prima gravidanza oltre i 35 anni; mancanza di allattamento.
– Familiarità: presenza nella famiglia di componenti (madre, sorella, zia, nonna etc.) con tumore al seno e/o ovaio.
– Predisposizione genetica: alterazione dei geni BRCA1 e BRCA2, responsabile del 8-10% di tutti i carcinomi mammari, anche in giovane età.
– Patologie predisponenti: tumore all’altro seno, all’utero (endometrio) o all’ovaio, lesioni preneoplastiche della mammella, precedente radioterapia della parete toracica (es. linfomi in età giovanile).

Altri fattori di rischio sono in tutto o in parte prevenibili grazie alla prevenzione primaria. Tra questi elenchiamo:
– Terapia ormonale sostitutiva: i farmaci a base di estrogeni e progesterone, assunti dopo la menopausa per alleviarne i disturbi, possono lievemente aumentare il rischio di sviluppare un tumore al seno. Il rischio è proporzionale alla durata del trattamento.
– Obesità: il rischio di tumore al seno è più alto nelle donne che dopo la menopausa vadano incontro ad un sovrappeso. Nel tessuto adiposo in eccesso infatti vengono prodotte maggiori quantità di insulina e di estrogeni in grado di stimolare la proliferazione cellulare.
– Scarsa attività fisica: il regolare esercizio fisico riduce il rischio di sviluppare un tumore al seno. Esso aiuta infatti a mantenere il peso corporeo, favorisce l’aumento delle difese immunitarie e stimola la produzione da parte dell’ organismo di sostanze anti-ossidanti in grado di neutralizzare i radicali liberi.
– Scarso consumo di frutta fresca e verdura: una dieta ad alto apporto calorico, ricca di grassi e di zuccheri raffinati o con frequente consumo di carni rosse, aumenta il rischio di sviluppare un tumore al seno. Al contrario la dieta mediterranea, e più in generale il consumo di frutta fresca e verdura, olio extra vergine di oliva, riducono il rischio.
– Alcol: il rischio di tumore al seno aumenta proporzionalmente al quantitativo di alcol assunto.
– Fumo: anche il tumore al seno sembra aumentare nelle fumatrici.

fonte: http://www.lilt.it/

CONCLUSIONI

È vero che il cancro ha molte cause, che in ogni persona concorrono tra loro, insieme ad altrettanti fattori protettivi, a determinare il rischio individuale di ammalarsi. È vero anche, tuttavia, che la maggior parte di questi fattori sono modificabili: quasi un terzo delle morti per cancro si potrebbero evitare solo abolendo l’uso di tutti i prodotti a base di tabacco, e con una dieta sana, accompagnata da una regolare attività fisica, molte altre vite potrebbero essere salvate.

Fonte: www.airc.it

Guida per conoscere, prevenire e curare il cancro: http://www.airc.it/tumori/tumore.asp

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